An unforgettable writer – Frotte di pesci rossi, Okamoto Kanoko

Quanto soave
sei, fiore porporino!
Schiusi i petali
della camelia ch’è in me
ne godo, sorridendo.
Okamoto Kanoko

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Okamoto Kanoko

Saggista, poetessa, scrittrice, attiva su varie riviste (tra cui Seitō), Okamoto Kanoko è arrivata in Italia soltanto recentemente con Frotte di pesci rossi.
Grazie a Lindau e alla bravissima Fujimoto Yūko, possiamo ora leggere una delle più importanti autrici giapponesi, attiva tra il periodo Taishō e Shōwa.

I tre racconti di cui è composta la raccolta (Frotte di pesci rossiNel settentrione Genio Familiare) sono stati scritti, insieme alle altre opere di narrativa, soltanto negli ultimi tre anni della sua vita, quando ormai il nome di Okamoto Kanoko era già conosciuto in Giappone.

Nata e cresciuta in una famiglia abbiente, Ōnuki Kano (nome di nascita della scrittrice) ha potuto godere fin da subito di una ricca istruzione che le ha permesso di crearsi un forte bagaglio culturale e di inserirsi presto sulla scena culturale. È stato il fratello, Shōsen, a “battezzarla” in questo senso, facendole leggere molti autori occidentali (Flaubert, Tolstoj, Turgenev) e conoscere un suo amico di corsi, Tanizaki Jun’ichirō. Questo incontro, però, non è stato particolarmente fortunato.
Nonostante i due avessero delle scritture molto simili per temi (la ricerca della bellezza nella scrittura, una donna dominante come protagonista), Tanizaki non sembra gradire molto Okamoto, di cui ne disprezza “il trucco pesante e un atteggiamento insolente”.

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Akiko Yosano

È soltanto con Yosano Akiko che Okamoto riusce a trovare una strada. Poetessa e prima femminista giapponese, in Yosano trova le giuste coordinate per iniziare a scrivere poesie. Quando a soli diciassette anni pubblica per la prima volta su Myōjō, nei suoi versi riecheggia forte la sessualità femminile. Arriva così anche al Seitō, primo giornale redatto e condotto da sole donne.

Ma, proprio come Tanizaki, il suo nome comincia ad essere famoso anche per alcuni scandali al di fuori della vita da scrittrice. Si sposa con Okamoto Ippei dopo un anno di convivenza extraconiugale, destando molto scandalo nella società giapponese; e quando successivamente dice al marito di avere un amante, questi lo invita a vivere con loro. Non di certo un matrimonio convenzionale, insomma.

Al di là di questi pettegolezzi, che sono comunque necessari per capire chi andiamo a leggere, importante per la sua carriera da narratrice è stato un lungo viaggio fatto con la famiglia in Occidente. Visita la Parigi di Gertrude Stein, l’Inghilterra di Virginia Woolf, la Berlino di Joseph Roth e l’America di Fitsgerald: il suo io e, di conseguenza, la sua scrittura, non potevano che esserne influenzati. È soltanto quando ritorna da questi tre anni all’estero che inizia a scrivere racconti. Il suo primo scritto, L’airone infermo, ispirato alla vita di Akutagawa, fu accompagnato da una presentazione di Kawabata

yasunari

Kawabata Yasunari

Yasunari. L’autore de La casa delle belle addormentate commenta così Okamoto Kanoko:

Sono state poche le donne che, in tutta la letteratura giapponese, passata e presente, abbiano saputo descrivere il corpo femminile in tutti i suoi più emozionanti e sensuali dettagli come Okamoto Kanoko. […] In ogni caso, la passione più grande di Kanoko è quella di ritrarre bellissime donne.

E non a caso, protagoniste dei racconti di Frotte di pesci rosse sono delle donne che incarnano la combinazione di potere e bellezza femminile. Ma non dobbiamo immaginarci la femme-fatale di Tanizaki, pronta con i suoi piedi bianchi a uccidere uomini e a calpestarli.

Prendiamo, ad esempio, Masako, protagonista femminile del primo racconto che dà il nome alla raccolta.

Masako era una donna nata per incedere lieve nell’aria, incapace persino di sfiorare con la punta dei piedi il basso sentiero che noi tutti comuni mortali siamo destinati a calcare.

Masako è la forza motrice del racconto. Fukuichi, infatti, la controparte maschile, è un ittiologo che vuole creare una nuova varietà di pesce rosso. Ma questo obiettivo non è nato con lui: è stata la stessa Masako a spingere Fukuichi verso quest’impresa che è quasi un’ossessione. Il pesce rosso, per noi elemento quasi indecifrabile, assume qui una caratteristica ben precisa:

Pareva quasi che non fossero gli esseri umani a produrre pesci rossi, ma che gli stessi pesci rossi avessero perseguito ostinatamente il loro fine di perfezione seducendo e sfruttando a proprio vantaggio il più mite degli istinti umani – l’attrazione per il bello. […] I pesci rossi sono le uniche cose che possano recare qualche sollievo dalle angustie di certe situazioni, anche quando la gente è costretta ad accalcarsi in rifugi temporanei, tra resti di case arse dagli incendi.

E così, mentre osserviamo Masako scorrere tra le dita di Fukuichi, Okamoko rende Fukuichi l’esteta che vive solo ed esclusivamente per la propria arte. L’ambizione di creare questa nuova varietà lo porta a vivere alienato da tutto, tanto che sembra che le catastrofi che stanno sconvolgendo la nazione (come il terremoto del Kantō) per lui non sono altro che un puro sfondo.
Questo doppio elemento di alienazione/passione rende Masako la fonte d’ispirazione e il catalizzatore di una trasformazione spirituale, ma allo stesso tempo risucchia le energie di Fukuichi, “affidandogli” questo compito quasi impossibile.

Ed infatti, la fine del racconto non poteva che richiamare la formazione buddhista di Okamoto Kanoko: è tutto come un kōan. Si tende verso un obiettivo, la cui realizzazione è in realtà vacua, indipendente dalle nostre capacità.

Com’è strana la vita! A volte non ti è possibile trovare quello che stia cercando quando sei consapevole di cercarlo, ed ecco che all’improvviso ti cade tra le mani, giunto fino a te da un passato dimenticato o rimasto ad attenderti lungo un cammino che non ti aspettavi di dover percorrere.

Di carattere più sensibile e dolce, invece, è il secondo racconto, Nel Settentrione. La storia che ci viene presentata, infatti, è quella tra Ran e Shirō-scemo. Così viene chiamato un poverino che, instabile mentalmente, si ritrova a fare tutti i lavori più umili per un piatto di minestra.
Tutti, in realtà, lo trattano bene, convinti, anzi, che Shirō porti fortuna ai venditori. Ma l’unica che lo accetta per davvero con tutte le sue stranezze è Ran, una ragazza in età da marito che si sente mancare al solo pensiero di doversi separare da Shirō. È per questo che il ragazzo, innamorato di un sentimento che non sa neanche riconoscere, vuole fare l’unica cosa che gli sembra giusta e logica: sposare Ran.
Vari risvolti cambieranno la storia, ma la costante dell’amore resta: l’amore di una donna che, contro la volontà di tutti, decide di aspettare il suo Shirō-scemo.

Tuttavia il ragazzo si scordava molto in fretta delle brutte esperienze patite, e presto riprendeva a sorridere. Come un fiume dal rapido corso non tarda a liberarsi da detriti galleggianti, così angustia e dolore non riuscivano a offuscare a lungo il suo volto, sul quale tornava immancabilmente a brillare un sorriso fresco e luminoso.

Arriviamo così all’ultimo racconto, Genio familiare, probabilmente il più audace dei tre. La donna protagonista, in questo caso, è una donna di cui si conserva forte il ricordo.
A marcare ancora di più il racconto è la voglia di indipendenza e di libertà.
Il racconto, infatti, è incentrato sull’indecisione di una ragazza, incapace di scegliere la strada da intraprendere: entrare in una relazione con un uomo stabile lavorativamente, che le permetta di avere una vita monotona ma sicura, o impegnarsi con un uomo più marginale nella società, che però le regala forti emozioni?

Con una prosa non sempre semplice da seguire ed un stile barocco (conservato perfettamente nella traduzione), con Okamoto Kanoko scopriamo un Giappone diverso, le cui città (da Tōkyō alle periferie) sono sempre ben delineate sullo sfondo dei cambiamenti inevitabili degli anni ’30.

Voi avete mai sentito parlare di Okamoto Kanoko? Vi incuriosisce?
Vi lascio, come al solito, il link affiliato ad Amazon. Io intanto ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia. Se siete curiosi di scoprire altri pareri, vi invito a leggere i commenti su Instagram cercando l’hashtag #libroGiappone.
Lasciatemi un commento e non dimenticate di iscrivervi al blog!
A presto,
Carmen

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